Il dono è la più alta sintesi conoscitiva, è il simbolo vivo e vivificante.
Il dono è il culmine del processo affettivo, è il motivo maturo.
Il dono ha, in grado sommo, il potere di guarire, perché ordina ogni distonia fisica, psichica e mentale, a partire dallo spirito che risveglia e concerta tutte le energie umane.
Servizio Terapeutico Assistenziale PIU’ VITA, Area “Dono di Gesù”
Il Servizio Terapeutico Assistenziale PIÙ VITA è destinato a sofferenti che, in qualche misura, vogliano trovare un rimedio per stare meglio. La sofferenza causata da uno stato di salute globale precario reclama un rimedio preventivo; mentre la sofferenza acuta dovuta a una seria infermità richiede una cura efficace, che sarà poi ridimensionata, nel periodo della convalescenza o del reinserimento. A seconda che si tratti l’infermità a livello di prevenzione, di cura o di reinserimento, un unico programma di salute globale viene praticato a regime periodico, residenziale o semiresidenziale. Senza alcuna discriminazione, vengono ammessi, in una struttura adatta, i soggetti che dimostrano di voler risolvere il loro problema usando i mezzi più appropriati, secondo la visione antropologica prescelta.
Nel primo decennio di attività, numerose persone provenienti da varie parti d’Italia, e anche dall’estero, si sono attivamente confrontate con questa proposta di salute che s’ispira al Vangelo cosi come lo hanno divulgato i mistici citati. Quelli che praticano tale proposta, sotto la guida della comunità proponente e educante, sono considerati «esercitanti», perché insieme agli «istruttori» (sacerdote, psicologo, educatore psichico, psichiatra, sociologo, medico, animatore) sono attivamente impegnati a fare lo stesso cammino «per ordinare la propria vita». Con la loro diversità, gli esercitanti, uomini e donne, spesso seguiti dai figli, costituiscono una realtà complessa, funzionale al retto svolgimento del programma, che vuole mettere in risalto l’universo del fenomeno tossicodipendenziale.
Così, mentre le dipendenze tossiche sintomatiche (da fumo, alcool, farmaci, droghe ecc.) portano nella comunità uomini e donne spesso raccolti dalla strada in condizioni disastrose di salute, le dipendenze archetipiche (potere, piacere, avere) e strutturali sospingono verso lo stesso luogo disadattati familiari e sociali, deviati, suicidiolabili, affetti da fanatismo ideologico e/o religiose, troppo spesso ignorati, o addirittura occultati, che si vanno consumando dentro. Queste persone (alcune per qualche ora, altre per qualche anno) sono messe nelle condizioni di confrontarsi con la proposta di salute globale ispirata ai mistici.
Cinque parametri sono opportunamente coniugati: riposo, lavoro, comunicazione, preghiera, umile obbedienza. Di questi, l’ultimo si riferisce immediatamente al rispetto del programma quotidiano e, contestualmente, a quello delle competenze dei singoli operatori. In concreto, però, l’umile obbedienza di cui si tratta è traduzione di quella necessaria disponibilità ad accogliere il Vangelo. Questo viene annunciato ai poveri, immediatamente sulla pubblica strada, come è accaduto, per esempio, a tre eroinomani ridotti allo stremo che hanno accolto a piazza Navona, in Roma, l’invito a salvarsi da una missionaria della carità, mentre porgeva loro una simbolica candelina accesa; oppure attraverso una serie di colloqui e verifiche dislocati nel tempo. Dal 1983 al presente, alcune centinaia di persone hanno beneficiato del servizio. I risultati, che in gran parte dipendono dallo sviluppo di quella buona volontà iniziale, in molti casi sono soddisfacenti, e comunque sempre significativi.
Per qualificare la volontà di bene dell’esercitante, si integrano il riposo, il lavoro, la comunicazione e, soprattutto, la preghiera, fino a liberare la persona dalla pesantezza dell’abulia. L’affermarsi di una matura motivazione viene a coincidere con l’acquisizione di un soddisfacente stato di salute globale, caratterizzato da distensione-concentrazione e da dominio di sé. Questo stato della volontà motivata è, a sua volta, il risultato del corretto evolversi del processo di simbolizzazione che permette all’esercitante di produrre i suoi simboli, cioè le sue sintesi conoscitive legate al sensibile e all’’immaginario radicati nel corporeo e aperti all’infinito. Attraverso una metafora, san Giovanni della Croce, nel Cantico Spirituale aveva chiamato «volo» questa nuova condizione della volontà, educata a volere il bene e associata al divino volere che a questo la sollecita.
Non tutti coloro ai quali viene presentata una tale possibilità di ordinare la propria vita beneficiano al massimo del servizio, in tempi relativamente brevi. Tuttavia, anche nel caso più ostile, viene pur sempre gettato un seme, che potrà un giorno germogliare.

